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Delegazione:
On. Titti De Simone – deputato Rifondazione Comunista
Dr. Reginald Ihebom Chijioke – Presidente Consulta degli stranieri del Comune di Modena
Massimo Silvestrini – Forum Sociale di Modena
Entriamo alle ore 13,30 circa, usciamo alle 14,30 circa.
Ci accolgono il sig. G., responsabile Misericordia della struttura e vari ispettori e agenti di P.S.
Ci accompagnano in due blocchi femminili, su richiesta di Titti, dato che il poco tempo a disposizione per la visita ci porta a finalizzarla solo alle donne trattenute. Ci informiamo comunque sui casi particolari di nostra conoscenza, come quello dell’uomo incontrato durante la visita scorsa da Romina (segretario PRC Modena e Forum), di cui G ci dice che, dopo vari tentativi falliti fatti per procurargli un permesso per salute, è stato espulso.
Incontriamo nel primo blocco circa 10 ragazze, quasi tutte rumene e moldave, sui 20 anni e provenienti dalla prostituzione di strada. Una ragazza è lì da quasi 50 giorni, si chiama M., si ricorda di Romina e mi chiede di salutargliela. Poche abitano a Modena, alcune sono di Milano, altre di Brescia e altre città del nord. Alcune sono alla seconda presenza in un Cpt. Notiamo che alcune di loro hanno un accendino: il responsabile della struttura ci spiega che, ora, derogano alla norma del centro che proibisce di avere accendini perché da molto non vi sono problemi a riguardo. Ci sono comunque ancora, attaccati alla ringhiera del cortile esterno di ogni blocco, degli accendisigari automatici (installati dopo un periodo in cui gli operatori Misericordia facevano la spola tra i loro uffici e i blocchi per accendere le sigarette a chi lo richiedeva).
Nello stesso blocco c’è anche una donna di caratteristiche diverse, V., meno giovane delle precedenti, badante di anziani e baby sitter. Mi dice che aveva fatto domanda per la sanatoria 2002 con un datore di lavoro italiano appunto come badante, ma la cosa non è andata a buon fine: mi da’ il numero di telefono del suo avvocato per capire cosa stia facendo per lei. E’ interessante sentirle dire che gli italiani che lei ha incontrato le avevano affidato i propri cari, figli piccoli o genitori anziani, cioè “i propri tesori”, mentre lo Stato italiano non vuole darle nessuna fiducia e la tratta come criminale.
Noto che nella stanza vi sono, alle pareti, delle prese di corrente diverse dalle solite (forse a prova di manomissione) che riportano la scritta “solo per ricarica telefoni cellulari”, ma mi dicono poi che ancora oggi nessuno può avere con se il proprio cellulare, dati i trascorsi episodi di autolesionismo mediante ingoio delle batterie del cellulare stesso.
Noto anche le tende e la tovaglia (mi dice poi Romina che durante la sua visita non c’erano, e la Misericordia forniva giornali e nastro adesivo per coprire le finestre), fatte di un materiale incombustibile e con scarsa resistenza allo strappo. Mi dice poi G che, unendo insieme più tende, è comunque possibile farsi o fare male.
Nel secondo blocco femminile incontriamo un gruppo di circa 6 ragazze, rumene, moldave e due bulgare. Una delle ultime due ci tiene a specificare che ha la cittadinanza bulgara ma è Rom, dunque cittadina del mondo. Ora si sente cittadina italiana dato che i suoi parenti e amici, e il fidanzato, dunque molta parte del suo mondo, sono qui. Anche lei, che abita a Modena, in un furgone, è al secondo ingresso nel Cpt di Modena. Racconta che, poco prima del suo ingresso nel centro, incinta di due mesi del fidanzato, è stata violentata nel furgone da ragazzi che non conosceva. Ricoverata in ospedale dopo l’episodio, ha subito un intervento di aborto con taglio cesareo (confesso di non aver capito chiaramente quest’ultima cosa). Dice di avere ancora dolori e chiede al commissario che ci accompagna di essere portata in ospedale. Dice di avere anche problemi alla tiroide. Mi da’ il numero di telefono dell’avvocato per informarmi delle possibilità di uscire per motivi di salute.
Alla fine della visita apprendo che vi sono numerose nigeriane trattenute in un blocco femminile che non abbiamo visitato, portate dai recenti rastrellamenti fatti in strada anche a Modena sul target delle prostitute. Occorre certamente più tempo per le visite, anche solo per incontrare tutte le donne presenti, altrimenti si rischia di essere guidati solo nelle stanze più “pulite” e con trattenuti meno “problematici”, falsando così l’impressione globale che deriva dall’intera visita.
Apprendo poi, con grande dispiacere, che anche la coop. sociale Integra, che immagino abbia il fine da statuto della integrazione tra italiani e stranieri, partecipa con il consorzio di cooperative sociali di cui si avvale Misericordia per gestire i progetti relativi al tempo libero dei trattenuti. Alcune operatrici straniere incontrano i trattenuti per capire di cosa necessitano e compilare una lista di cose da acquistare all’esterno.
Il responsabile della struttura mi dice che, dopo un primo tempo in cui era la coop. Delfino (costituita da operatori provenienti da Misericordia) il gestore del centro, ora è direttamente l’ass. Misericordia, allo stesso prezzo di 69 euro/persona x giorno fissato nella prima convenzione tra gestore e Prefettura.
All’esterno del centro ho una interessante conversazione con G, che dice di aver sostituito la dottoressa L., trasferita al Cpt di Bologna (sempre con gestione Misericordia), dato che quel centro è più problematico di quello di Modena. Io osservo che la sua struttura andrebbe “smontata”, in modo metaforico ovviamente e non con i metodi incivili dei protagonisti dei recenti episodi di protesta (gli porgo la mia personale solidarietà), dato che è inutile e dannosa. Osservo che i gestori del privato sociale presenti non sono lì in grado di svolgere i propri compiti istituzionali ma possono solo essere “secondini”. A quest’ultima parola si irrita e risponde che una qualche utilità il centro la porge, in particolare consente a Misericordia di intercettare i casi di quelle persone particolarmente sfortunate che, se non fosse per le retate nel territorio di stranieri non regolari che li portano nel centro in attesa di espulsione, sfuggirebbero ad un possibile aiuto. Mi fa l’esempio dei cinesi sfruttati nei laboratori artigianali della nostra provincia che lui ha incontrato nel centro. Questi gli avevano fatto capire di essere ben contenti di essere li e di tornare a casa, dunque ad verso un destino migliore. Gli dico che lo sfruttamento di stranieri non regolari per motivi di lavoro è trattato dallo stesso articolo 18 della legge sull’immigrazione cui si fa ricorso per la protezione sociale delle vittime della tratta legata alla prostituzione. Aggiungo che gli ispettori del lavoro che si accorgessero o sospettassero, durante i loro controlli, dell’esistenza di persone sfruttate per lavoro potrebbero attivarsi, dopo tali controlli, per fare operazioni di indagine insieme alle forze di polizia e “liberare”, come si fa per le prostitute vittime della tratta, i lavoratori sfruttati. Questi ultimi potrebbero allora essere condotti in comunità di accoglienza delle vittime della tratta (che si parli dei lavori tradizionali o della prostituzione l’articolo 18 non fa differenza) ed essere avviati a progetti di protezione sociale. Tali progetti prevedono corsi di alfabetizzazione, istruzione e formazione professionale, sostegno nella ricerca di una abitazione e di un lavoro, e sfociano nell’ottenimento di un permesso di soggiorno, dunque nella possibilità di rimanere in Italia. Dunque concludo che una migliore alternativa, scritta nella legge attuale e praticata da anni, alla occasione che il Cpt offre di intercettare le storie degli sfruttati e porgere un aiuto esiste. Il dialogo si conclude con l’invito da parte di entrambi a rimandare la discussione ad un dibattito pubblico.
Gli chiedo un’ultima cosa, a proposito dei corsi di alfabetizzazione che il presidente dell’associazione Giovanardi aveva dichiarato sarebbero stati organizzati per i trattenuti: mi risponde che l’intenzione di Giovanardi non era stata prima valutata all’interno dell’associazione, dove un gruppo ritiene che il Cpt non sia luogo opportuno per dare strumenti di integrazione a persone che si intende poi espellere. Gli dico che sono d’accordo.
Massimo Silvestrini
Forum Sociale di Modena
ForuModena.org