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Delegazione: sen. Malabarba, Angela Bellei, Pennello
Colloqui con il personale:
ancora 30 trattenuti, in attesa del personale di polizia, dato che la tensione è alta, servono più poliziotti per poter arrivare a pieno regime;
prevalentemente di origine magrebina, ad eccezione di due donne, una di origine centroafricana, una slava;
alcuni con precedenti penali, in uscita dal carcere, altri senza precedenti penali;
secondo un dirigente della questura si tratta in maggioranza di persone provenienti da province vicine a Modena, data la tendenza del tribunale di Modena a non convalidare il trattenimento di persone che siano state fermate in territori lontani e non destinate al trattenimento in altri CPT più vicini;
ci sono anche persone fermate in territori lontani da Modena, in trasferimento da altri CPT, in attesa di essere imbarcati nel vicino aeroporto di Bologna;
richiesta del sen. Malabarba, con esperienza di delegazioni in altri CPT, alla direzione del centro di ottenere l’autorizzazione all’ingresso di delegazioni più ampie, oltre a quanto consentito dalle leggi e regolamenti in materia, in modo da consentire l’ingresso a persone qualificate nelle materie rispetto alle quali si sta conducendo l’osservazione, principalmente quella legale e quella sanitaria;
le persone che entrano con dipendenze da droghe o alcol ricevono trattamenti analoghi a quelli erogati in carcere: la terapia del metadone non viene erogata, a meno che la persona non fosse già seguita dal Ser.T., che non prende in carico per la prima volta chi è in attesa di rimpatrio, e dunque ha la prospettiva di rimanere per poco tempo.
Colloqui nei blocchi:
un ragazzo dice di avere consegnato il proprio passaporto alla questura che dunque, conoscendo la sua identità, dovrebbe rimpatriarlo, senza bisogno di stare fino a 60 gg nel centro;
un ragazzo dai tratti molto giovanili, dice di avere 16 anni, e che dunque non può essere rimpatriato, ha chiesto la visita antropometrica per verificare la sua affermazione, per ora non è stata svolta, non ha parlato con un avvocato;
la stessa cosa ci dice un altro ragazzo, anche lui dai tratti molto giovanili;
una persona ci chiede aiuto per poter portare insieme a lui nel proprio paese anche la figlia, in italia con la moglie da cui è separato; è in italia dal 1989, ha avuto un permesso di sogg. per più di 10 anni, che non ha potuto rinnovare nel gennaio 2002 per avere perso il passaporto;
un ragazzo, molto agitato, ci chiede di aiutarlo per poter vedere la propria ragazza, che è davanti al centro e chiede di vederlo e che avevamo incontrato prima di entrare: avevano deciso di sposarsi, erano in attesa del passaporto di lui, ora arrivato, quando lui è stato preso dalla polizia; dice di non avere precedenti penali e non capisce perchè deve stare li 60 giorni per essere rimpatriato, sposarsi e rientrare in italia come coniuge di cittadina italiana;
all’uscita rincontreremo la ragazza, dice di avere richiesto alla prefettura l’autorizzazione a vedere il ragazzo, come è proprio diritto, e che le è stato detto di ripassare dopo 4 giorni per avere la risposta; nel centro, parlando con il personale, ci era stato detto che le autorizzazioni alle visite, richieste la mattina, sono concesse già lo stesso pomeriggio;
un ragazzo ci dice che in altri CPT, dove è stato in precedenza, le regole sono meno ferree rispetto alla possibilità di avere il telecomando della tv o per avere modo di accendersi le sigarette, mentre li bisogna sempre chiedere al personale la possibilità di cambiare canale o di fumare;
un ragazzo chiede di potersi cambiare gli abiti più spesso, invece che ogni 5 gg; successivamente un’altra persona chiede la stessa cosa;
un ragazzo ci parla di una situazione di tensione di qualche giorno prima: qualcuno nel suo blocco ha infranto i vetri di una porta per prenderne i pezzi e tagliarsi in segno di protesta, la polizia è intervenuta per calmare la situazione e, da quella sera, quasi ogni notte, entra nel blocco, sveglia le persone ed esegue perquisizioni con metodi brutali, alla ricerca di oggetti che potrebbero essere usati per i frequenti episodi di autolesionismo, e con la logica di punire tutti per le colpe di alcuni;
un ragazzo, con una profonda ferita ad una gamba da arma da taglio, dice di aver dolori e difficoltà a camminare, e che il dottore dell’ambulatorio interno gli ha consigliato una visita specialistica esterna, cosa che dice non gli venga autorizzata dai responsabili del centro;
altre due persone ci mostrano numerosi segni di autolesionismo sul loro corpo, ferite da taglio, alcune recenti, sulle braccia e sul ventre, dicono di averlo fatto perchè le loro richieste al personale non sono ascoltate se non attirando l’attenzione a quel modo: le richieste riguardano la possibilità di ricevere farmaci per il mal di denti (chi parla da per scontato che nel centro non si possano avere cure, ma solo antidolorifici), quando diventa insopportabile non si può attendere ore; la possibilità di guardare la tv oltre l’una di notte, accendere liberamente le sigarette;
un ragazzo trattenuto nello stesso blocco spera che i due siano trasferiti perchè la polizia, di fronte a situazioni di disordine ad opera di alcuni, punisce tutti;
nei corridoi si vedono i segni dei danni agli arredi, un materasso bruciato, finestre con i vetri rotti, i responsabili sono denunciati per danni al patrimonio;
una ragazza dice di avere precedentemente richiesto di essere regolarizzata, ma che il datore di lavoro non le aveva dato la ricevuta della richiesta per averla persa: ha contattato per telefono un avvocato ma, non parlando italiano, ha fatto chiamare un connazionale lì trattenuto;
un’altra dice di non aver potuto presentare la domanda , non avendo i requisiti.
L’impressione generale è relativa al forte e costante clima di tensione tra i trattenuti, sempre in fermento nella speranza di un rimpatrio che abbrevi il trattenimento, o di ricevere un aiuto dal proprio avvocato per poter uscire, nella dipendenza per tutti i loro bisogni, anche i minimi, dal personale, nella speranza di poter fuggire.
I problemi maggiori sono forse determinati dalla stessa condizione di detenuti amministrativi, che porta a non accettare una detenzione che non è legata alla punizione per aver commesso un reato e che determina una insofferenza che porta a criticare tutto, anche con modalità estreme.
Ciò determina anche la richiesta e il consumo generalizzato di forti dosi di tranquillanti.
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